AVVELENARE GLI ANIMALI E’ REATO

AVVELENARE GLI ANIMALI E’ REATO.
di avv. Marinella Distaso

Citando M. Ghandy , “l’odio verso gli animali costituisce la sconfitta dell’intelligenza umana”.

Ogni anno, si verificano episodi di numerosi animali che muoiono a causa di esche e bocconi avvelenati, i quali vengono sparsi in parchi pubblici, cortili condominiali e altri zone della città dove spesso i padroni passeggiano con i loro cani.
Tali gesti sono spesso preceduti da episodi di insofferenza a danno dei proprietari di animali o di chi se ne prende cura.
Coloro i quali compiono tali gesti, credono di contribuire ad eliminare il fenomeno del randagismo, ma in verità la motivazione che si cela dietro tali comportamenti è il desiderio di sfogare proprie frustrazioni o insoddisfazioni, che viene indirizzato verso soggetti più deboli.
Gli animali diventano bersagli facili, anche perché ci si immagina di poter restare facilmente impuniti.
Tuttavia, è bene evidenziare che tale circostanza non corrisponde al vero!
Invero, ai sensi dell’art. 544-bis del c.p. “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.
Tale norma è compresa all’interno del c.p. nel titolo IX-bis dei delitti contro il sentimento per gli animali; la prospettiva di tutela rimane quella antropocentrica di protezione del “sentimento umano di pietà, compassione e amorevolezza” per questi ultimi.
Tuttavia, in forza di un mutamento verificatosi nel sentire sociale in relazione alla percezione degli animali, si ritiene che quel sentimento stesso risulti essersi intensificato rispetto al passato.
Esso, in precedenza basato su di una compartecipazione soprattutto emotivo – sentimentalistica alla sorte degli animali, sembra risentire, almeno in parte, del fatto che, quantomeno quelli più evoluti tra questi, vengano percepiti oggi dalla coscienza comune anche come “esseri senzienti dotati in sé di un valore”.
Dunque spargere esche avvelenate allo scopo di uccidere animali, rientra perfettamente tra la fattispecie penalmente rilevante; inoltre, è bene chiarire che il testo unico delle leggi sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose prevedendo la reclusione da sei mesi a tre anni e un ammenda da €. 51,65 fino a €.516,46.
È possibile dunque denunciare simili episodi. La denuncia, deve contenere le prove dell’avvelenamento dell’animale (a questo proposito è importante allegare tutti i referti veterinari), ed inoltre ci si può rivolgere a qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Municipale, Polizia Provinciale), presentando di persona il proprio esposto o denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.
Se si rinviene del materiale sospetto come possibile esca avvelenata, occorre attivarsi tempestivamente segnalandone subito la presenza agli organi di vigilanza (Corpo Forestale dello Stato,
Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Servizio Veterinario ASL, ecc.).
Alla luce di quanto predetto, è bene sensibilizzare ed informare i soggetti sulla gravità di tali condotte, le quali oltre ad essere ripugnanti moralmente, vengono perseguite penalmente dal c.p..

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