SEPARAZIONE O DIVORZIO MEDIANTE NEGOZIAZIONE ASSISTITA DA AVVOCATI

NEGOZIAZIONE ASSISTITA PER SEPARAZIONE E DIVORZIO

a cura di Avv. Marinella Distaso

Il D.L. 132/2014 “Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile” convertito con legge n. 162  del 10 novembre 2014, ha sancito la possibilità di effettuare in modo semplificato separazioni e divorzi mediante la negoziazione assistita da avvocati (art. 6, D.L. 132/2014).

Orbene, la negoziazione assistita da avvocati ai sensi dell’art. 6 D.L. 132/2014 rientra nelle ADR ovvero “Alternative Dispute Resolution”.

Tale istituto, costituisce un’alternativa stragiudiziale all’ordinaria risoluzione dei conflitti.

Dunque, ottenere la separazione o il divorzio davanti all’Avvocato e senza Tribunale mediante negoziazione assistita comporta diversi vantaggi per il cittadino, poiché la predetta costituisce uno strumento veloce e semplice per risolvere la controversia a costi contenuti.

Presupposto per l’avvio del procedimento è l’invito, trasmesso dal legale rappresentante di uno dei coniugi all’altro, alla stipulazione di una negoziazione assistita e del derivante accordo, con cui le parti si impegnano a raggiungere una soluzione consensuale relativamente alla separazione, al divorzio, ovvero alla modifica delle condizioni di separazione o divorzio.

L’invito alla negoziazione assistita da avvocati, deve contenere: l’oggetto della controversia ed inoltre, l’avvertimento che la mancata risposta all’invito nei successivi 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto potrà essere valutato dal Giudice ai fini della decisione sulle spese di giustizia, sulla responsabilità aggravata e sulla concessione di provvisoria esecutorietà, ed infine la firma autografa del coniuge, autenticata dall’avvocato.

Qualora il coniuge invitato intenda aderire alla procedura di negoziazione, si procederà alla stipula della convenzione, redatta con la necessaria assistenza dei rispettivi legali.

Difatti, per avviare la procedura di negoziazione assistita è necessario un avvocato per ogni parte.

È bene precisare che alla luce di una recente pronuncia del Trib. Torino Sez. VII Decreto, 13/05/2016: “In materia di negoziazione assistita avente ad oggetto negozi compositivi di crisi familiare, il requisito della presenza di almeno due difensori (uno per parte) non è soddisfatto là dove i due avvocati facciano parte dello stesso studio legale. L’art. 6, 1° comma, del testo di legge (assistenza di ciascuna delle parti da parte di un difensore), infatti, deve essere interpretato alla luce delle disposizioni del Codice Deontologico forense vigente che, all’art. 24, 5° comma, trattando del conflitto di interessi, contempla espressamente un dovere di astensione nel caso in cui le parti abbiano interessi confliggenti, astensione che è prescritta anche nel caso in cui i difensori “siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali e collaborino professionalmente in maniera non occasionale”.

Sulla base di quanto predetto, l’art 2 del D.L. 132/2014 stabilisce al primo comma: “La convenzione di negoziazione assistita da un  avvocato  è  un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare  in  buona fede e con lealtà per risolvere in via  amichevole  la  controversia tramite l’assistenza di avvocati iscritti  all’albo  anche  ai  sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96″.

Il richiamo ai canoni della buona fede e della lealtà sebbene non necessario (trovando comunque applicazione gli artt. 1337 e 1175 c.c.) non appare essere superfluo e vale come monito alle parti e ai loro avvocati a comportarsi secondo correttezza. Riprova di ciò la si ha nell’art. 9, comma 2, anche con riferimento agli obblighi di riservatezza e nel comma 4-bis che rammenta che la violazione di tali obblighi costituisce un illecito disciplinare.

Inoltre, sempre secondo l’art. 2 del D.L. 132/2014: “La convenzione di negoziazione deve precisare: a) il termine concordato dalle  parti  per  l’espletamento  della procedura, in ogni caso non inferiore a un mese; b) l’oggetto della controversia, che non deve riguardare  diritti indisponibili.  3. La convenzione è conclusa per un periodo di  tempo  determinato dalle parti, fermo restando il termine di cui al comma 2, lettera a). 4. La convenzione di negoziazione è redatta, a pena  di  nullità, in forma scritta”.

Quanto ai requisiti necessari per la soluzione consensuale di separazione e divorzio mediante negoziazione assistita, è bene evidenziare che a seguito della modifica introdotta in sede di conversione del D.L. 132/2014, anche i coniugi con prole minorenne, maggiorenne non autosufficiente, incapace o con handicap grave, possono accedere alla procedura.

I professionisti inoltre, hanno l’obbligo di accertare la sussistenza dei requisiti e pertanto è opportuno inserire nelle premesse della convenzione, la dichiarazione secondo cui le parti affermano sotto la propria responsabilità, di trovarsi nelle condizioni che consentono di avvalersi della negoziazione assistita.

A seguito della redazione della convenzione, si procede alla stesura dell’accordo che contiene le condizioni di separazione e divorzio, siano esse riguardanti l’affidamento o il mantenimento dei figli, l’assegno di mantenimento per il coniuge o i trasferimenti di tipo patrimoniale nell’ambito delle soluzioni alla crisi coniugale.

In questa fase di redazione dell’accordo, gli avvocati, devono tutelare i diritti dei coniugi, facilitando altresì la conciliazione tra i coniugi.

Infine, gli avvocati devono dichiarare sotto la propria responsabilità che gli accordi non sono contrari a norme imperative di legge e all’ordine pubblico, ossia che non siano presenti condizioni che ledano diritti considerati indisponibili.

Successivamente saranno gli avvocati a depositare l’accordo raggiunto presso la competente Procura della Repubblica, al fine di ottenere il nulla osta o l’autorizzazione del PM, normalmente rilasciate entro pochi giorni. Successivamente l’accordo autorizzato verrà trasmesso, tassativamente entro 10 giorni dalla sottoscrizione, all’ufficiale dello Stato civile del Comune di celebrazione delle nozze, il quale curerà l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio.

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