Annullamento del matrimonio per errore

Cassazione Civile, Sez. VI, 13 febbraio 2017, n. 3742, ord. – Pres. Dogliotti – Rel. Acierno
Il coniuge che impugna il matrimonio per errore, ai sensi dell’art. 122 c.c., è tenuto a provare l’esistenza di una malattia fisica o psichica dell’altro coniuge e la mancata conoscenza della stessa prima della celebrazione del matrimonio, oltre all’influenza di detta mancata conoscenza sul proprio consenso, mentre è rimesso al giudice l’apprezzamento della rilevanza della infermità, ai fini dell’ordinario svolgimento della vita familiare (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che non aveva ritenuto un impedimento rilevante al normale svolgimento della vita coniugale l’orchiepididimite di cui era affetto il marito della ricorrente, patologia insorta successivamente al matrimonio e, comunque, curabile con ordinaria terapia antibiotica).

 

 

Fatto e diritto
Rilevato che è stato depositata la seguente relazione in
ordine al procedimento civile iscritto al R.G. 30231/2014:
“Nel 2013, il Tribunale di Palermo rigettava la domanda
avanzata dalla sig.ra C. nei confronti del marito sig. I. volta
ad ottenere l’annullamento del matrimonio per essere
stata ingannata sull’esistenza di una malattia (orchide
epididimite) della quale il sig. I. era affetto e che, pregiudicando
la procreazione ed il normale svolgimento della
vita coniugale, aveva viziato il suo consenso al matrimonio,
che non avrebbe prestato se fosse stata a conoscenza
dell’infermità.
In sede d’Appello, la sig.ra C. impugnava la decisione per i
seguenti motivi:
1) Il Tribunale aveva erroneamente applicato il disposto
dell’art. 122 c.c., in quanto doveva essere attribuito il
giusto rilievo, come chiedeva la norma, alle condizioni
personali dell’attrice, il cui consenso al matrimonio era
stato indubbiamente viziato dalla mancata conoscenza
della malattia della quale era affetto il sig. I., dato che la
sig.ra C. aveva contratto il matrimonio essenzialmente in
vista della prole;
2) Non era stato adeguatamente valutato l’impatto che la
conoscenza della patologia della quale era affetto il sig. I.
aveva avuto in concreto sulla sig.ra C.
Il giudice d’Appello, confermando la sentenza gravata,
respingeva il ricorso sulla base delle seguenti argomentazioni:
la lettura della norma che ha fatto l’appellante è
parziale, dato che tale incidenza soggettiva dell’errore
presuppone che esso riguardi l’esistenza di una malattia
fisica o psichica o di un’anomalia o deviazione sessuale tali
da impedire lo svolgimento della vita coniugale. Nel
sistema delineato dall’art. 122 c.c., l’errore essenziale
che consente al coniuge l’impugnazione del matrimonio
non è collegato alle reazioni soggettive che la scoperta
della malattia preesistente al matrimonio può determinare
nel coniuge che ne era all’oscuro, ma riguarda esclusivamente
il verificarsi di una malattia di gravità tale da
incidere sulle relazioni intersoggettive in generale e da
vanificare la vita coniugale in particolare, secondo le
normali aspettative del coniuge in errore. Quella manifestata
dal convenuto non è una malattia tale da impedire il
normale svolgimento della vita coniugale. Dunque non
rileva la particolare incidenza che la conoscenza della
malattia avrebbe avuto sulla volontà dell’altro coniuge.
Peraltro dalle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio
svolta nel primo grado del giudizio era emerso che la
malattia era insorta subito dopo il matrimonio e non
prima. Avverso tale pronuncia veniva proposto ricorso
per Cassazione dalla sig.ra C. affidato al seguente unico
motivo:
1) Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex
art. 360 c.p.c., n. 3,in relazione all’art. 122 c.c. e all’art. 346
c.p.c.: il ricorrente evidenziava una errata interpretazione
ed applicazione dell’art. 122 c.c. e di ciò si aveva immediata
conferma procedendo alla lettura integrale della
sentenza, nella quale si afferma che il giudice debba procedere
alla valutazione della rilevanza dell’infermità, ma
ciò riguardo alle aspettative del coniuge in errore, tenendo
presenti le sue condizioni e tutte le circostanze obbiettive
emergenti dagli atti. La ratio della disciplina delle nullità
matrimoniali risiede nella necessità di valorizzare l’aspetto
della percezione della patologia, anziché quello della
effettiva qualificazione clinica.
Il sig. I. ha resistito con controricorso.
Il ricorso è manifestamente infondato. Risulta che la
ricorrente abbia solo parzialmente censurato quanto affermato
dalla sentenza del Giudice d’Appello, il quale ha
ampiamente illustrato la questione in fatto e in diritto.
L’art. 122 c.p.c., afferma che l’essenzialità dell’errore
sulle qualità personali sussiste qualora l’errore riguardi,
tra gli altri, l’esistenza di una malattia fisica o psichica o di
una anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo
svolgimento della vita coniugale. È orientamento consolidato
di questa Corte (Cass. nn. 4876 del 2006; 3407
del 2013) che il coniuge che impugna il matrimonio per
errore ai sensi del predetto art. 122, è tenuto a provare
l’esistenza di una malattia fisica o psichica dell’altro
coniuge e la mancata conoscenza della stessa prima
della celebrazione del matrimonio, alla influenza di

detta mancata conoscenza sul proprio consenso, mentre è
rimesso al giudice l’apprezzamento della rilevanza della
infermità ai fini dell’ordinario svolgimento della vita
familiare. Nel caso di specie, la mancata conoscenza da
parte della sig.ra C. della malattia di cui era affetto il
marito prima della celebrazione del matrimonio non
sussiste dal momento che risulta che il sig. I. sia risultato
affetto dalla predetta malattia solo in costanza di matrimonio.
Inoltre, sia il giudice di primo grado prima che
quello di secondo grado poi, hanno ampiamente riportato
le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio,
neanche minimamente contestate dal ricorrente,
secondo cui l’orchiepididimite è un processo flogistico
delle vie seminali che, trattato con comuni antibiotici,
regredisce abitualmente senza esiti sulla capacità fecondativa
dell’uomo.
L’esame obiettivo e gli accertamenti eseguiti sul sig. I. non
mostrano condizioni tali da impedire la procreazione in
assoluto. Pertanto, tale malattia non costituisce un impedimento
al normale svolgimento della vita coniugale.
In conclusione ove si condividano i predetti rilievi il
ricorso deve essere respinto”.
Il collegio condivide senza rilievi la relazione, rigetta il
ricorso ed applica il principio della soccombenza in ordine
alle spese processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.